Calcificazioni tendinee | Cause, sintomi e trattamenti

  • Team Move   •   25 Ottobre 2023

Le calcificazioni tendinee rappresentano la formazione di depositi di cristalli di calcio all’interno dei tendini del corpo. Questa condizione coinvolge vari tendini, inclusi quelli della cuffia dei rotatori, il tendine d’Achille, la fascia plantare e gli estensori dell’avambraccio.

Dal punto di vista istologico e anatomico le calcificazioni tendinee sono caratterizzate dalla deposizione di cristalli di idrossiapatite, una forma di calcio, all’interno del tessuto tendineo. Questi depositi possono variare in dimensioni e consistenza, da piccoli frammenti a masse più voluminose.

calcificazioni tendinee

Cause e sintomi delle Calcificazioni Tendinee

Le cause delle calcificazioni tendinee non sono completamente chiare, ma fattori come l’età, traumi ripetuti, uso eccessivo del tendine e predisposizione genetica possono contribuire alla loro formazione.

Condizioni mediche come ipotiroidismo e iperparatiroidismo ne aumentano il rischio.

I sintomi variano da lievi a gravi e includono dolore, rigidità, gonfiore e limitazioni dei movimenti nella zona colpita. Il dolore spesso si intensifica durante l’attività fisica o i movimenti della parte interessata.

Fasi della Tendinopatia Calcifica

Nella tendinopatia calcifica la formazione del deposito di calcio segue tre fasi ben distinte:

  1. Una pre-calcifica in cui c’è un’involuzione fibrosa del tendine con probabilmente un ridotto apporto di sangue.
  2. Una fase calcifica successiva in cui la cicatrice viene sostituita da sali di calcio: in questa fase si riconoscono un primo momento di deposizione di calcio, un momento di riposo e un ultimo momento di riassorbimento.
  3. Segue una fase post-calcifica di riparazione del tendine.

Trattamenti delle Calcificazioni Tendinee

  • Fisioterapia

Nel trattamento delle calcificazioni tendinee, si inizia spesso con terapie conservative. Queste mirano a ridurre il dolore, migliorare la funzionalità e promuovere il riassorbimento delle calcificazioni. 

Alcuni dei trattamenti conservativi più efficaci includono:

– Onde d’urto

– Laserix Pro

– Diatermia

– Esercizio Terapeutico

  • Onde d’urto

Le onde d’urto extracorporee (ESWT) stanno diventando sempre più diffuse nel trattamento delle calcificazioni tendinee. Applicando queste onde sulla zona interessata, si verificano cambiamenti microscopici che contribuiscono alla riduzione delle calcificazioni:

  • Rottura meccanica: Le onde d’urto ad alta intensità generano pressione sulla zona trattata, causando la rottura delle calcificazioni in particelle più piccole. Questo processo avviene attraverso effetti diretti e indiretti. Gli impulsi delle onde d’urto provocano microfratture e microlesioni all’interno delle calcificazioni, facilitando la loro frammentazione.
  • Disgregazione delle calcificazioni: Le calcificazioni tendinee sono formate da depositi di cristalli di calcio. Le onde d’urto agiscono direttamente sui cristalli, causando la disgregazione dei legami chimici e una diminuzione della coesione delle calcificazioni. Questo processo porta alla frammentazione dei depositi calcifici in particelle più piccole, agevolando il loro successivo riassorbimento da parte del corpo.
  • Stimolazione della risposta infiammatoria: Le onde d’urto possono avviare una risposta infiammatoria controllata nella zona trattata. Questa risposta è parte integrante del processo di guarigione naturale del corpo. L’infiammazione stimola il sistema immunitario a eliminare i detriti delle calcificazioni e favorisce la riparazione dei tessuti danneggiati.
  • Aumento del flusso sanguigno: L’uso delle onde d’urto provoca un temporaneo aumento del flusso sanguigno nella zona trattata. Questo incremento favorisce l’afflusso di ossigeno e nutrienti ai tessuti danneggiati, stimolando il processo di guarigione.

Riassorbimento delle particelle calcifiche: Dopo il trattamento con onde d’urto, le particelle calcifiche frammentate vengono gradualmente assorbite dal corpo attraverso il sistema linfatico e i processi di fagocitosi. La durata di questo processo può variare da settimane a mesi, a seconda delle dimensioni e della densità delle calcificazioni.

  • Laserix pro

Nella prima fase della tendinopatia calcifica l’utilizzo del LASERIX PRO sarà fondamentale per ridurre/eliminare l’infiltrato linfocitario e per controllare la sintomatologia dolorosa.

  • Diatermia

Nelle fasi successive occorre facilitare il processo di wash out grazie all’utilizzo della diatermia, lo strumento migliore per indurre la vasodilatazione e ripulire i tessuti precedentemente trattati.

  • Esercizio terapeutico

L’ultima fase sarà concentrata sul recupero funzionale attraverso un programma di esercizi terapeutici stilato e supervisionato dal fisioterapista.

Terapie mediche delle Calcificazioni Tendinee

  • Infiltrazione con gel piastrinico (prp)

PRP (Platelet-Rich Plasma) si riferisce ai fattori di crescita piastrinica, estratti e purificati attraverso una specifica tecnica di centrifugazione, utilizzati con effetti “curativi” in specifiche patologie dell’apparato muscolo-scheletrico. Il trattamento con gel piastrinico mira a stimolare e/o accelerare la guarigione dei tessuti, come cartilagine, tendini e muscoli, contribuendo contemporaneamente a ridurre il dolore, migliorare la funzionalità e promuovere la formazione di tessuto riparativo più fisiologico.

  • Lavaggio eco-guidato

La procedura prevede l’inserimento di uno o due aghi all’interno della calcificazione, seguito da un lavaggio del contenuto con soluzione fisiologica calda. Il vantaggio chiave è la rimozione meccanica della calcificazione in una sola seduta con anestesia locale ambulatoriale. Tuttavia, gli svantaggi includono la dipendenza dall’esperienza dell’operatore e la natura invasiva della procedura, che può portare a un successivo processo infiammatorio e un’accentuazione dei sintomi.

  • Artroscopia

Questa procedura implica un intervento chirurgico per eliminare la calcificazione. Si tratta della soluzione più precisa, in grado anche di gestire lesioni associate, come danni al tendine. Tuttavia, gli svantaggi includono l’invasività della procedura e i potenziali rischi anestesiologici.

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